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29 ottobre 2007 / thebiker

Giornalismi (im)possibili

Tanto per chiamare in causa un tema che ogni volta riemerge portando su con sé equivoci, polemiche rigidità e nervosismi un po’ inutili, questo spettacolare dossier del Dallas Morning News (peraltro il sito non è male) è o non è un contenuto giornalistico? Seguendo i canoni tradizionaliprevistidacontrattoedallaregola potrebbe tranquillamente non esserlo e se qualcuno gli appiccicasse l’etichetta “infografica evoluta” o “presentazione”, o ancora meglio mashup potrei non avere nulla di ché da obiettare. Poi però, a ben vedere, al di là dei vari modi di descriverne la resa sul Web, non è forse un ottimo esempio di un concept sviluppabile in questo modo soltanto da una mente con un background giornalistico? 

E’ più che lecito presumere che i prodotti “non giornalistici” di questo genere saranno sempre più numerosi e, anche trattandosi di qualcosa di sostanzialmente diverso da un a r t i c o l o, saranno prodotti giornalistici a tutti gli effetti.

40 commenti

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  1. Justine / Ott 29 2007 3:46 pm

    Il problema è che fintanto che ci saranno giornalisti che si rifiutano di mettere link, tagliare foto o encodare video perché “non lo prevede il CCNL” questi terranno la professione fuori dal web.

    La visione che la maggior parte dei giornalisti italiani (e l’Ordine) ha della propria professione è anacronistica e nostalgica e, per quel che riguarda il web, decisamente controproducente.

  2. briva / Ott 29 2007 4:03 pm

    Quello che hai linkato è, secondo me, un prodotto giornalistico. Punto.

    Se ci sono giornalisti che si rifiutano di mettere link vuol dire che non hanno letto il CCNL (o lo interpretano male), visto che parla di “redattori utilizzati nelle redazioni di giornali elettronici per la ricerca, elaborazione, commento, invio e verifica delle notizie ed elaborazione di ogni altro elemento di contenuto giornalistico relativo alla ricerca e predisposizione degli elementi multimediali ed interattivi da immettere direttamente nel sistema. Non sono considerate di pertinenza giornalistica prestazioni attinenti alle informazioni di servizio, pubblicitarie e di contenuto commerciale”.

    Io lavoro sul web da anni (taglio foto, metto link, uso il codice, imparo ad usare tutti gli strumenti nuovi e utili che la rete mi offre) e penso di poter continuare a lavorarci, tranquillamente, con il mio contratto.

  3. latorpille / Ott 29 2007 4:26 pm

    Lo speciale è squisitamente giornalistico, direi e sinceramente, quando si pensa a contenuti “altri” non è certo a questo che si riferisce… Nella mia esperienza sul web, per rispondere a justine, nessun giornalista si è mai rifiutato di inserire un link o pubblicare dei video… Non è questa la questione e di ben altri contenuti stiamo parlando (per esempio di data entry, tutti quelli che qui facevano gli editor, io ancora non c’ero, possono farlo presente.
    Io dico solo: se ci date gli strumenti (per es. in condenet utilizzavo un programma di slideshow simile) noi siamo felici di farlo. Quando si dice che i giornalisti non vogliono occuparsi di audio, video ecc, vi chiedete mai in che condizioni lavorano? E SE possono farlo?

  4. Justine / Ott 29 2007 4:36 pm

    “nessun giornalista si è mai rifiutato di inserire un link o pubblicare dei video” ahimé ci sono vertenze sindacali proprio su questo e noi tutti abbiamo assistito a scene in proposito.

    I contenuti altri sono anche gli “user generated content”, ad esempio, che rientrano nel mansionario del community manager, che da CCNL per legge non può essere un giornalista. Il perché dovreste chiederlo all’ODG.

  5. thebiker / Ott 29 2007 4:42 pm

    mi spiace ma, contratto alla mano, quel dossier NON è un contenuto giornalistico. quantomeno non nell’accezione tradizionale. se non altro perché è in una terra di mezzo tra la produzione videogiornalistica e l’approfondimento da periodico. dopodiché, se per assurdo qualcuno mi dimostra che se per due anni realizzo prodotti di questo tipo e presento all’ordine un cd rom che li contiene mi fanno pubblicista mi rimangio tutto.

    latorpille non sono d’accordo sulla fornitura degli strumenti calata dall’alto, e lo sai bene: sono sicuro che i giornalisti del dallas morning news hanno un’esperienza di navigazione eccellente e molto mirata grazie alle loro decine di estensioni di firefox e non credo che all’interno dell’azienda ci sia un help desk che fa il giro a installarle

  6. latorpille / Ott 29 2007 4:44 pm

    Scusa Justine, ma io stavo parlando di mondadori online. Ripeto: qui nessun giornalista si è mai rifiutato di pubblicare un video o inserire un link, questa è la nostra esperienza….
    Quanto agli user generated content, la discussione è aperta… Prima che venissi qui tu, il tuo lavoro lo faceva un giornalista e non si è mai sognato di rifiutarsi di farlo… Quello che poi dica il contratto è un altro discorso, ma non di dica che è un problema nostro (io mi riferisco al NOSTRO CASO, per ovvie ragioni…)

  7. latorpille / Ott 29 2007 4:45 pm

    ma quale fornitura calata dall’alto? Scusa ma io ti invito a lavorare sulle nostre stazioni editoriali e poi vieni a dirmi cosa riesci a fare…

  8. briva / Ott 29 2007 4:46 pm

    “non nell’accezione tradizionale” ok, può essere. Ma non credo di essere l’unica al mondo a interpretare il contratto in modo diverso. Io vedo un’unica incompatibilità: informazione giornalistica vs informazione pubblicitaria. Sul resto si lavora, si discute, si cambia.

  9. Justine / Ott 29 2007 5:02 pm

    Giusto una puntualizzazione, io parlo in generale.

    Il mio discorso sullo user generated content era più ampio (i forum non generano un granché di contenuti). Da CCNL le mansioni di giornalista non prevedono in nessun modo la gestione di contenuti generati dagli utenti, quel lavoro si chiama “content manager” o “community manager” e, come chi si è formato sul web sa bene, sono contenuti che l’odg non riconosce come lavoro giornalistico.🙂

  10. thebiker / Ott 29 2007 5:06 pm

    briva, l’incompatibilità è scontata ma legare il non giornalistico al solo contenuto pubblicitario mi sembra un’ingenuità

    “Scusa ma io ti invito a lavorare sulle nostre stazioni editoriali e poi vieni a dirmi cosa riesci a fare…”

    puoi prendertela fin che vuoi con la stazione editoriale, ma se domani passi a un sistema più efficiente o addirittura a fare il giornalista online in un’altra azienda, ti ritrovi COMUNQUE a non saper trasferire un file dal cellulare al Pc. tanto per fare un esempio tra mille analoghi, ugualmente rappresentativi

    e il giorno che passarai a un’altra azienda ancora sarà la stessa cosa. e sarà sempre mille volte peggio. e nel tempo che sei rimasta a bestemmiare con le braccia incrociate perché non l’azienda non ti spiega cos’è bluetooth avresti potuto impararlo da te. che ti piaccia o no, è così che funziona. non da ieri. da quasi un decennio ormai

  11. briva / Ott 29 2007 5:08 pm

    Justine, io non dico che in tutti i casi un “content manager” debba essere un giornalista. Ma penso che si possa lavorare (con un contratto giornalistico) su un prodotto editoriale on line occupandosi anche di user generated content.

  12. andrea / Ott 29 2007 5:13 pm

    Onestamente, mi pare una discussione ideologica e astratta. Mi limito comunque a farvi notare chi ha concretamente realizzato lo speciale:

    Reporting:
    Paul Meyer

    Photography and video:
    Melanie Burford and Michael Ainsworth

    Photo, video and slideshow editing:
    Brad Loper, Chris Wilkins, David Leeson II, JD Vega, Melanie Burford, David Guzman and David Leeson

    Interactive presentation:
    April Kinser, G. Noel Gross and Layne Smith

    Project editors:
    Kamrhan Farwell and Matthew Peterson

  13. briva / Ott 29 2007 5:14 pm

    Biker, tu pensi che legare il non giornalistico al solo contenuto pubblicitario sia un’ingenuità? Ok, infatti ho scritto che “sul resto si lavora, si discute, si cambia”. Magari parlarne serve😉

  14. thebiker / Ott 29 2007 5:25 pm

    ideologica mi sembra la presa di posizione “se l’azienda non mi mette in condizione non posso emanciparmi…”
    astratta? parliamo di strumenti, di uso della tecnologia, non ci vedo nulla di astratto
    astratto è parlare di modelli, etichette, quello sì. ma ci sta anche questo no?

    i credits… io non ne conosco uno. sono bravi? famosi?

  15. thebiker / Ott 29 2007 5:30 pm

    “non giornalistico”: per me è “non giornalistico in senso tradizionale”, ovvero tutto ciò che su internet sta tra l’articolo e la pubblicità

    per me sta al di qua dell’adv. per me. però è sufficientemente generica perché ci stia dentro di tutto anche se mi sembra improbabile che un editore decida di stravolgere la propria natura creando prodotti all’80 per cento adv e al 20 cento giornalismo

  16. thebiker / Ott 29 2007 5:35 pm

    dovendo usare invece degli aggettivi, trovo che “triste” sia molto adatto a definire una discussione che parte da uno stimolo proveniente da un prodotto del dallas morning news finisca alla stazione editoriale di milano oltre

  17. briva / Ott 29 2007 5:43 pm

    “mi sembra improbabile che un editore decida di stravolgere la propria natura creando prodotti all’80 per cento adv e al 20 cento giornalismo” … appunto, io penso che in quell’80 di “contenuto-non-giornalistico-in-senso-tradizionale” ci sia molto spazio anche x i giornalisti (esclusa la quota adv, ovvio). Se non riusciamo noi a uscire dalla “tradizione” e a reinventarci chi lo farà?

  18. andrea / Ott 29 2007 5:48 pm

    https://winp.wordpress.com/2007/10/29/giornalismi-possibili/#comment-72

    Non sono d’accordo. In generale, la tecnologia, il modo in cui la si usa, interpreta, racconta, non è affatto esente da forzature ideologiche, volendo qui – con l’accetta – definire ideologica qualsiasi presa di posizione che, sulla base di un presupposto (da verificare, in ogni caso), interpreta tutta la realtà “a prescindere”, come direbbe Totò. Secondo me si tratta invece di capire quale sia il modo migliore (e possibile) per lavorare in una certa “situazione”. E la situazione, come noto, fa una certa differenza. I credits erano appunto per indicare che quel magnifico lavoro è stato fatto da una quindicina di persone. Un gruppo di lavoro che – sulla base probabilmente di competenze specifiche – ha messo insieme questo lavoro. Non mi pare una grossa novità. Accade in tv, nelle radio, persino sulla carta stampata a volte.
    Credo insomma che questa contrapposzione tra giornalisti e non giornalisti, tra chi è disposto a mettere un link e chi no sia piuttosto vecchia. Di almeno una decina d’anni. E personalmente, scusate, mi ha anche stufato.

  19. pp / Ott 29 2007 6:04 pm

    Stabilire se questo dossier rientri o meno sotto la dicitura di lavoro giornalistico non è un semplice esercizio accademico. E’ una questione sindacale che tocca un punto nevralgico del dibattito in corso a livello nazionale nel sindacato: come creare occupazione giornalistica ed evitare la precarizzazione strisciante nelle redazioni online? Come impedire che le aziende facciano e disfino a loro piacimento, facendo ricorso a personale editoriale “generico” senza tutele?

    Da questo punto di vista gli editori hanno interesse a spacciare come “non giornalistici” quasi tutti i contenuti pubblicati sul web, non perché siano lungimiranti, ma perché abbattere i costi e per fare ricorso a personale precario, più o meno ricattabile: un calcio nel culo e via, è la modernità. Siete sicuri che sia un futuro migliore di quello che ci hanno lasciato in eredità i noiosissimi contratti nazionali?

  20. luiginter / Ott 29 2007 6:05 pm

    ehm, ovviamente sono un po’ confuso…
    1)
    ma se provassimo a dimenticarci per un momento dell’esistenza di un contratto nazionale di lavoro, pensate che avremmo tante difficoltà a definire il lavoro necessario su un sito di informazione? Non credo, almeno non avremmo una cornice (cognitiva intendo, non di diritto o economica) così angusta e vecchia nella quale stare.

    La domanda che dovremmo farci potrebbe essere: “se ci trasferissimo in Canada o negli Stati Uniti, le nostre conoscenze, i nostri metodi di lavoro, la nostra esperienza, sarebbe adeguata al lavoro su un sito web di informazione?”
    Non saremmo costretti a fare un corso per capire come funziona Ajax o Flash, o come si usano i tag nell’Xml?
    I confini fra mansioni, che ora ci appaiono chiari, non sarebbero brutalmente cancellati e confusi?
    2)
    Certo, fra le cornici di questo dibattito, rimane che probabilmente gli editori preferiscono spendere meno per fare i siti, usando chi è meno garantito o ha contratti meno onerosi.
    Ma rimane che il quadro di riferimento che usiamo per descrivere cosa sia “il lavoro giornalistico” sia oggi clamorosamente anacronistico e inadeguato.

    ciao a tutti

  21. thebiker / Ott 29 2007 6:07 pm

    tecnologia con ideologia, innegabilmente… ma continuo a non capire cosa ci sia di ideologico nel trattare de “l’apprendimento della tecnologia e il modo in cui la si piega al miglioramento della propria professione non può essere domandato del tutto all’azienda”

    credits: certamente quel lavoro magnifico è frutto di competenze specifiche, ma come ben sai, se fai il giornalista in tv e in radio almeno un po’ lo devi conoscere il linguaggio e i ritmi del tuo medium anche se non sai da che parte cominciare a fare un montaggio e non hai una voce baritonale. ecco, allo stesso modo, io penso che se fai il giornalista online e ti chiedono “potremmo farlo con ajax?” pensi che il tuo interlocutore ti stia pigliando per il culo, oppure “hai le extensions al browser?” ti guardi le doppiepunte forse è arrivato il momento di farsi qualche domanda

  22. pp / Ott 29 2007 6:14 pm

    d’accordo con gigi sul fatto che la questione di che cosa sia lavoro giornalistico è totalmente anacronistico, ma il punto è che viviamo in Italia, e in Italia dobbbiamo continuare a vivere e lavorare, con le sue leggi, i suoi sindacati impolverati (che però in qualche misura ci tutelano), i suoi editori furbacchioni che sventolano la bandiera della modernità per interessi di parte…
    Ebbene. CHE COSA VOGLIAMO FARE?

    Sono d’accordo con justine, e ci mancherebbe altro, che il sindacato è vecchio e inadeguato, ma anche qui, meglio un sindacato anacronistico che nessun sindacato. E sapete anche perché…

  23. luiginter / Ott 29 2007 6:36 pm

    Il mio era solo un invito a pensare a come il modo di inquadrare il lavoro editoriale sul web sia viziato, condizionato, ostacolato da un quadro di riferimento superato (l’esempio fatto da justine della gestione delle community mi sembra perfetto).
    Lo sforzo dovrebbe essere agire sul quel quadro di riferimento – allargarlo, estenderlo, spostarlo – non espellere i frammenti che non sappiamo descrivere e collocare perché le vecchie descrizioni del lavoro giornalistico non li conoscevano. Cambiare, in modo pratico, come dice PP, il quadro. Son d’accordo

  24. ghost / Ott 29 2007 6:38 pm

    Forse, caro thebiker, la ragione per cui trovi triste che un discorso cosi’ alto come quello sulla natura del giornalismo finisca in banalita’ come l’efficienza della stazione editoriale, deriva dal fatto che non l’hai mai seriamente dovuta usare. Niente di male. Avrai sicuramente avuto cose piu’ importanti da fare, come esercitarti nella connessione wireless. C’è invece gente meno fortunata che su quella e su altre stazioni editoriali ci ha fatto anche le cinque del mattino per soddisfare gli appetiti di contenuti (giornalistici o no) dell’editore per cui lavori. Pensa: il loro contratto allora non prevedeva che potessero passare ore e ore a caricare immagini, testi, link, ancore, tabelle e quant’altro, eppure lo hanno fatto! Non so come la vedi tu, ma io porterei piu’ rispetto a quei colleghi. Non è bello rimproverarli di essere vecchi arnesi e contemporaneamente irriderli per essersi piegati a (quasi) tutto. A parte questo, mi sembra evidente che il dossier del dallas morning news è giornalismo. Lo capisce anche uno scemo. Ma lo è anche per il nostro contratto nazionale e integrativo (bisogna leggerli bene i contratti, hanno una ratio, una storia: serve fatica, umilta’!). Questa almeno è sempre stata l’opinione non solo del sindacato (che qui alla Mondadori ha fatto assumere come giornalisti diversi editor che lavoravano all’on line), ma anche dell’azienda. Infatti, in merito ai nuovi siti in gestazione, assicura che solamente il 20 per cento dei contenuti avrà carattere giornalistico. Per il resto si tratterà di informazione commerciale, per la quale i giornalisti non sono obbligatori, anzi. Ne deduco, quindi, che se in futuro la Mondadori metterà on line prodotti del genere del dossier del dallas morning news, saranno dei giornalisti a farlo. Altrimenti sarà un prodotto commerciale. Quindi: perché stiamo discutendo della natura di quel dossier e se i giornalisti hanno le competenze per farlo? Ma forse tu, che non sei stato lì a perdere tempo con la stazione editoriale, ne sai di più di noi. Mannaggia: sei proprio un ragazzo fortunato!

  25. thebiker / Ott 29 2007 7:15 pm

    con tutto il rispetto, caro ghost, mi rispieghi che cosa c’entra la stazione editoriali con il dossier del DMN? qui si parlava d’altro e sei completamente off topics. se però vuoi proprio parlarne, della stazione editoriale, mandami subito la tua e-mail che ti inserisco nel blog come autore così poi pubblichi un bel post dal titolo “la stazione editoriale”.

    su tutto il resto, grazie delle riflessioni, ma tanto livore e a certe affermazioni così avventate (mancato rispetto ai colleghi, ma scherziamo, come ti permetti di dire una cosa del genere?) fanno passare completamente la voglia

    ps. la stazione editoriale la uso anche io che sono un ragazzo fortunato. scrivicelo poi nel post…

  26. luiginter / Ott 29 2007 9:25 pm

    Mi son perso qualcosa?
    Non mi sembra che nessuno abbia definito nessun altro “vecchio arnese” né abbia mancato di rispetto… mi sembrava un dibattito civile, con toni moderati😦

    Volevo solo aggiungere: in linea teorica e (deontologica soprattutto), quel che dice Briva sull’informazione vs pubblicità è condivisibile.
    Tuttavia: le riviste son piene di articoli che son di fatto pubblictà nascosta (lo sappiamo tutti), quindi quella distinzione riguarda il web esattamente come la carta;

    inoltre e soprattutto: la *comunicazione pubblicitaria* è comunque comunicazione rispettabile, basta che sia dichiarata.
    Ma, soprattutto, il linguaggio pubblicitario è in molti casi un formidabile strumento di espressione, spesso più avanzato e coraggioso di linguaggi che vengono considerati più “legittmi”.
    Per esempio: pensiamo a come la pubblicità a volte sappia usare bene la combinazione fra parole e immagini, con una forza espressiva che non sempre sui giornali (o sui siti web di informazionse si trova). Insomma, non dovremmo preoccuparci di imparare _anche_ dalla pubblicità. o no?

  27. ghost / Ott 29 2007 9:29 pm

    L’email, suscettibile thebike, ce l’hai. Non lamentarti troppo del livore, pero’. I tuoi post ne trasudano nei confronti di giornalisti e colleghi. E sparando un po’ nel mucchio, francamente, senza l’umilta’ di farti carico di una storia che invece avresti il dovere di conoscere. Non lamentarti se poi la gente ti risponde per le rime. Ma lasciamo perdere queste dispute da educande. La stazione editoriale non e’ off topics per ragioni ovvie: in questi anni la sua macchinosita’ ha assorbito una quantita’ impressionante di tempo ed energie, che si sarebbero potute piu’ utilmente spendere altrimenti. Come? Per approfondire e tenere aggiornate le proprie abilita’ tecnologiche, per esempio (o tu sai girare un video professionale o costruire una mappa digitale per divinazione?). Ma non solo. Perche’ non solo di questo, abbi pazienza, e’ fatta l’informazione on line e no. O credi che la bonta’ del dossier del DMN risieda esclusivamente nell’abilita’ tecnica di chi l’ha creato? Hai visto quante persone vi hanno contribuito? Quante professionalita’ ha intrecciato (e quante non sono citate, e che invece hanno preso decisioni, coordinato il lavoro)? Difficile anche soltanto ipotizzare di fare qualcosa del genere quando sei un mulo “carica dati”, te l’assicuro. Ma lasciamo perdere questa faccenda della stazione editoriale. Fai male a stizzirti e a non rispondere a quello che ho scritto. Vedi, la discussione, cosi’ come l’hai impostata, e’ vecchia (e non offenderti di nuovo!). La disputa su una definizione astratta di che cosa e’ contenuto giornalistico e che cosa e’ il giornalista on line ci riporta ai primissimi anni di mondadori on line. Era la passione dei geronti della categoria e fortunatamente qui venne messa da parte abbastanza presto. Dove non c’è comunicazione commerciale, c’e’ informazione. Se professionale, i suoi requisiti NECESSARI sono l’indipendenza e una certa codificata cura (senza la quale si incorre in reati), anche quando al suo interno si trovano informazioni commerciali. Non tutta l’informazione, naturalmente, implica che la fonte diretta sia un giornalista (si pensi al social networking, che si basa principalmente su contenuti degli utenti; ma anche, piu’ tradizionalmente, alle lettere ai giornali, agli editoriali degli opinion maker, alle gabbiette dei programmi tv di Sorrisi). Al di fuori del social networking, però, in internet, non vedo come un editore possa pensare di fare informazione senza coinvolgere i giornalisti. Il contratto non impone loro alcun limite, salvo l’applicazione dell’allegato N. Ma alla Mondadori l’allegato N e’ sempre parso una cosa ridicola: in tv si fa informazione con mezzi radicalmente diversi dai quotidiani e dai periodici. Eppure il contratto e’ lo stesso. In comune c’e’ il senso di quello che si fa. Il mezzo viene dopo ed e’ in continua evoluzione. L’unica vera novita’ di Internet e’ il social networking, ovvero, il fatto che anche gli utenti, in certe condizioni, possono essere autori. Per il resto, e’ da sempre chiaro ai giornalisti on line della mondadori, per esempio, che anche la mera aggregazione ragionata di risorse e’ lavoro giornalistico: per la quale non si deve scrivere una riga! Quindi la discussione non e’ SE i giornalisti possono formalmente fare informazione on line in forma innovativa (e’ evidente che e’ cosi’ e nessuno si e’ mai sottratto: semmai ci si lamentava quando questo significava caricare 200 immagini al giorno in una gallery! Molto innovativo…). Ma che cosa serve perche’ siano in grado di farlo. Il prerequistito, credo, non e’ che siano genericamente “smanettoni” (quanto perdi in altre necessarie competenze, quando in una redazione TUTTI cercano prioritariamente di tenersi al passo con lo stato dell’arte, che e’ sconfinato?). Bensi’ che sulla base di una qualche decisione editoriale, si individuino di volta in volta le competenze necessarie o le si trasferiscano. Ma e’ questo che invece non si e’ mai fatto e si continua a non fare. Non si dice neanche all’ingrosso che cosa si ha in mente di fare. Dunque non si riesce mai esattamente a capire di che cosa mancherebbero i giornalisti. Tutto il discorso e’ astratto, campato in aria, accademico. Moderare un forum o animare un blog e’ un lavoro giornalistico? Su queste cose, e’ vero, il contratto non ci da’ una mano. E allora? Decidiamolo noi. Io dico che e’ lavoro giornalistico, se non e’ messo al servizio di qualche sponsor. Ma qui viene il problema degli editori, piu’ che dei giornalisti. Perche’ gli editori gli sponsor ci sono, e non solo commerciali. E allora un bell’editor malleabile e’ molto piu’ funzionale di un giornalista, per non dire un collaboratore o un service esterno. Anche per questo dei giornalisti servono. Perche’ possono sempre, da contratto, dire no a certe pressioni (anche se poi non sempre lo fanno… ma questo e’ un altro discorso). Riflettere sulle inevitabili sfumature, posizioni di confine, ibridazioni, e’ doveroso (e aggiungo: interessante e divertente!). Ma deliggitimarsi a vicenda, dividendosi tra gli ultras della tecnologia e quelli del contenuto puro, e’ un passo indietro di dieci anni, almeno alla Mondadori. Cosi’ si perde tutti. E io mi chiedo: com’e’ possibile che siamo TORNATI a questo? Avevamo tutti gli strumenti per andare avanti…

  28. Justine / Ott 30 2007 8:22 am

    Allora… riprendo il discorso con un po’ di ritardo. Brevemente:

    -tiriamo dentro a questa discussione il CCNL perché è a quello che appellano i giornalisti quando non vogliono fare cose che reputano di dominio di persone con “contratti più svantaggiati” come sono stati definiti qui (es: tagliare delle foto) ed è lo stesso che evocano le aziende quando devono assumere gente che lavori sul web le cui mansioni esulano dalla scrittura e dall’informazione “giornalistica”.

    Non credo che le aziende editoriali siano “cattive approfittartici” i contratti in Italia esistono e le aziende si adeguano. Lottiamo affinché il content mangement sia messo nel CCNL e magari le cose cambieranno.

    Un’altra cosa, la famigerata pubblicità. Quando ero web content manager con CCNL del Commercio realizzavo bellissimi speciali di cinema in collaborazione con le case di distribuzione cinematografiche. Non erano spazi prettamente pubblicitari ma neanche articoli in senso giornalistico. Quei prodotti però erano belli, erano ricchi, erano multimediali, informavano gli utenti e li divertivano. Erano prodotti però che un giornalista non avrebbe mai potuto realizzare no?

  29. Antonio Cavedoni / Ott 30 2007 10:08 am

    Ciao a tutti (come mai nessuno usa il suo nome e cognome?). Luigi sa bene che su questo tema sono piuttosto appassionato, e premetto che dato il lavoro che faccio la mia posizione è ovviamente di parte.

    Secondo me è ovvio che la professione di giornalista debba per forza cambiare sul Web, e sia importante che un giornalista odierno sia a suo agio con un minimo di editing di immagini, video, audio, etc., però sono d’accordo con chi si lamenta della Stazione Editoriale, non tanto quanto strumento in sé, ma quanto strumento che *non cambia*.

    È il fatto di non cambiare che può essere una chiave di lettura della diatriba in corso: da una parte c’è gente come il Dallas Morning News che si mette in grado di costruirsi gli strumenti per pubblicare quello che vuole, comprese infografiche ai limiti del giornalismo tradizionale, e dall’altra c’è gente frustrata che deve inserire testo in uno strumento opaco.

    L’opacità non è data dallo strumento in sé, non so nulla della Stazione Editoriale, ma dal fatto che evidentemente non si muove abbastanza in fretta da stare dietro alle richieste della redazione. Che lì in redazione non ci siano (abbastanza) persone che si occupano di realizzare gli strumenti per permettere ai giornalisti di fare il loro lavoro agevolmente mi sembra tutto sommato una cosa grave, e ve lo dico dalla posizione di chi gli strumenti per la vostra redazione li realizza dall’esterno, quindi dandomi un po’ la zappa sui piedi.

    Al Dallas Morning News, come in altre redazioni, i prodotti editoriali vengono progettati ad-hoc perché ci sono giornalisti in grado di pensarli e «riempirli» di senso e informazioni, programmatori in grado di realizzarli e designer in grado di impaginarli a dovere. Le ultime due figure mi sembrano, purtroppo, sottorappresentate nella vostra redazione: i pochi che ci sono sono oberati di lavoro e presi di mira perché secondo gli altri non fanno abbastanza.

  30. Justine / Ott 30 2007 10:14 am

    Riguardo ai sistemi editoriali, avendone cambiati 4 in vita mia posso dire che sono TUTTI inadeguati e poco versatili. Forse perché a farli sono gli ingegneri😉

    Battute a parte, se aspettiamo di avere “il” sistema editoriale perfetto ci nascondiamo dietro a un dito. Uno fa, con gli strumenti che ha. E’ dura, ma non esiste il mondo perfetto. In nessuna azienda.

    Il problema dei giornalisti/non giornalisti secondo me è più legato al tipo di contenuto che veicolano oggi i siti web. Contenuto che è polimorfo, mutevole, parte adv, parte giornalismo, parte creato dagli utenti, con confini MOLTO labili.

  31. Antonio Cavedoni / Ott 30 2007 10:26 am

    Justine, stiamo dicendo la stessa cosa: nessuno strumento è perfetto, è per quello che ha bisogno di essere continuamente adattato e modificato a secondao delle esigenze e dei comportamenti che cambiano. Quando i giornalisti la smetteranno di trattare gli ingegneri e i designer come se fossero dei deficenti (e viceversa), lì le cose cominceranno ad andare per il verso giusto.

    Volemosebbene, insomma.

  32. pp / Ott 30 2007 10:31 am

    Vertenze sindacali sul rifiuto di qualche giornalista a inserire i link? Non credo proprio, anzi, non è proprio così, e se qualcuno lo chiedesse francamente mi farei una risata. Altro è il caso se il giornalista debba solo inserire link: in tal caso sì che si creerebbe un problema! Anche per l’azienda, perché la cosa è chiaramente antieconomica.

  33. briva / Ott 30 2007 10:43 am

    Secondo me un giornalista può (deve) impegnarsi a lavorare gestendo un contenuto polimorfo, mutevole, ecc. Gli unici confini NON labili sul pianeta sono quelli con una dogana e la polizia. Per riconoscere gli altri (e ribadisco che per me l’unico invalicabile è l’adv) bisogna darsi da fare.

  34. Justine / Ott 30 2007 10:54 am

    Non voglio fare assolutamente polemica, ma abbiamo tutti assistito a una riunione in cui alcuni giornalisti facevano notare che determinate attività online – nello specifico mi pare si stesse parlando di video – non rientrano nelle loro competenze contrattuali. Non me lo sono sognato.

    E cmq questo non risolve il fatto che oggi un sito è composto solo in minima parte da contenuti scritti omologabili ad un articolo. Il resto, ripeto sono speciali concordati con fornitori, elementi di community, materiale non giornalistico (es: ricette). Etc…

    Se un community manager presenta questi contenuti all’ordine dei giornalisti per diventare pubblicista questo NON li ritiene di tipo giornalistico (lo so eprché l’ho fatto io), ora ditemi perché le aziende dovrebbero fare diversamente?

  35. thebiker / Ott 30 2007 11:24 am

    ghost, non c’entrano nulla le educande e mi lamento eccome del tuo livore, della tua maleducazione, e del sarcasmo fuori luogo oltre che, permettimi di giudicarlo, poco efficace.

    ti invito a riflettere molto bene sulla leggerezza delle tue parole, quelle sì ingiuriose, visto che io non ho mancato di rispetto né offeso nessuno.

    magari, quando hai un po’ di tempo, vai con calma a rileggere i commenti del topic e vedrai che invece il dibattito era impostato su toni molto pacati e civili.

    quantomeno fino al tuo intervento ex abrupto: una sequenza incomprensibile di offese non argomentate, nel quale mi hai messo in bocca parole che non ho mai neppure pensato. credimi, l’astio di cui parli, trasuda soltanto nella tua fantasia e la malafede – ripeto: incomprensibile – delle tue parole è odiosa.

    ti invito a chiarire, magari in privato, visto che qui fuori tema ci siamo andati già abbastanza

    ne approfitto anche per ribadirti il senso di quanto detto poco sopra: questo è un blog di lavoro, o meglio un taccuino nato per iniziativa di due giornalisti su cui appuntare e condividere segnalazioni, spunti e riflessioni sul giornalismo online. giornalismo alto proprio così, che vada oltre personalismi e localismi: certamente c’è un gran bisogno di uno spazio in cui denunciare le inefficienze di un sistema di pubblicazione di quasi 10 anni fa, ma qui, a questo punto ti sarà chiaro, qui si intende parlare d’altro. civilmente e in maniera ordinata.

    continuo a non aver voglia di commentare la tua analisi. primo perché la tua arroganza mi ha dato molto fastidio, poi perché, oltre che essere OT, ti assicuro, è confusissima e molto imprecisa (ma come si fa a dire che “l’unica vera novita’ di Internet e’ il social networking, ovvero, il fatto che anche gli utenti, in certe condizioni, possono essere autori”)

    poi mi chiedo come mai, se:

    >Vedi, la discussione, cosi’ come l’hai impostata, e’ >vecchia

    sei venuto a commentarla, visto che nessuno ti hai mai invitato a farlo

    tornando alla vera discussione, invece, Antonio coglie nel segno quando dice che tutto il dibattito gira intorno al cambiamento. nel calderone ci sta dentro una rimediazione inevitabile, vecchie modalità che scompaiono, medium tradizionali che si riplasmano da un lato, mentre dall’altro le professionalità tendono invece a restare inchiodate e, invece di correre ai ripari, aspettano che lo stimolo al cambiamento provenga dal contratto nazionale o dall’azienda per cui lavorano. per carità, è fondamentale che sia gli uni che gli altri cerchino di assecondare in tutti i modi le esigenze dei lavoratori. ma fermarsi ad attendere gli eventi con le braccia conserte è un errore grave.

    infine, condivido in pieno quel che dicono luiginter e justine sulla pubblicità, un ambito che sul web offre al giornalista spunti creativi e di trattamento inedito dei contenuti unici. che vanno studiati e saccheggiati: adeguatamente re-mediati e depurati dalla finalità commerciale possono dare vita a prodotti giornalistici non tradizionali strepitosi.

  36. Jessica / Ott 30 2007 2:19 pm

    Justine, la riunione non te la sei sognata. Anzi tu in pochi mesi hai visto solo una piccola parte. Io in molti anni ho assistito a riunioni dove si asseriva che il contratto giornalistico non prevedeva inserire link o mettere le mani in una tabella, o usare un elementare programma come homesite per mettere due br. Anzi, se non ricordo male in una occasione si è parlato addirittura di lauree…
    Scusate se sono stata off topics e devo dire che non ho letto tutto con attenzione, ma leggere di questa disponibilità assoluta alle versatilità tecnologiche del web mi fa sorridere al pensiero di tutte le volte che ho sentito la frase “questo non è di mia competenza”.

  37. francesca / Ott 30 2007 2:40 pm

    Io credo che non ci sia modo migliore di mostrare che cosa sia il lavoro giornalistico sul web che…lavorare.
    Molti di noi avranno presto l’occasione di mescolarsi a redazioni vecchio stampo: approfittiamo dell’occasione per fare un po’ di cultura, ma non partiamo con il pregiudizio sul nemico di chi va alla guerra. Anzi, lasciatevelo dire: c’è molto da imparare da una parte e dell’altra.
    E poi scusate ma gli “spipponamenti” ad uso interno non mi convincono, tanto più se provengono in gran parte da chi nel contratto giornalistico e nei suoi privilegi ci sguazza.
    E a chi quel contratto lo meriterebbe dico che la battaglia si fa all’esterno: non contro i giornalisti ma con loro perché quel contratto un po’ consumato, invecchiato, ingiallito è comunque una tutela.
    In ogni caso mi permetto di dire che su carta, tv o web la cosa migliore è essere cronisti fedeli della realtà… E l’invito viene da chi video, link e ritocchi se li smazza tutti i santi giorni, più volte al giorno, cara Justine.
    Detto questo torno a lavorare, che su carta, tv o web c’è un sacco da fare.

  38. Justine / Ott 30 2007 3:12 pm

    Tutto quello che ho scritto finora E’ una cronaca fedele della realtà 🙂

  39. ghost / Ott 30 2007 4:12 pm

    Biker, hai una strana idea della rete. Questo e’ un blog aperto. Quindi perche’ avrei dovuto essere invitato? Anziché continuare a lamentarti della forma, confrontati sul merito. Ho detto che l’unica novita’ di Internet e’ il “social network”, nel senso che il nostro contratto, nazionale e integrativo, non hanno fatto in tempo ad accogliere quell’aspetto della rete, perche’ era ancora fuori dall’orizzonte. Link, foto, video, ricerche, contestualizzazione di contenuti ecc, invece, sono attivita’ che i giornalisti da tempo possono fare. Il problema e’ semmai decidere che cosa e’ utile che facciano e come. Per questo, secondo me, discutere dell’organizzazione del lavoro e degli strumenti da adottare e’ importante. Non certo per recriminare su una stazione editoriale vecchia di dieci anni! (ha molti meno anni, comunque) Ho letto alcuni interventi sulla qualita’ dell’informazione pubblicitaria o commerciale. Mi sembra pacifico che ci siano pubblicita’, eventi, prodotti editoriali di natura commerciale che hanno una qualità non soltanto pari ma incommensurabilmente superiore a qualunque prodotto giornalistico. C’è di che imparare! Ma e’ altrettanto pacifico che hanno un senso differente rispetto all’informazione giornalistica vecchia e nuova: informano anch’essi, naturalmente, ma non solo, non soprattutto e non imparzialmente. Interesse di tutti, quindi, e’ fare in modo che non si generi confusione tra questi diversi piani, cosi’ che l’utente sia in grado di capire che cosa si trova di fronte. E questo, come rivela anche l’intervento di Justine, non e’ sempre facile. C’è poi una seconda questione. L’adv online, a quanto ne so io, ha un giro d’affari al momento in Italia di circa 250 M di euro, con una crescita anno su anno del 50% circa. Un giro d’affari simile ce l’ha anche il keyword adv: parole chiave che vendi a partner commerciali, facendoti pagare i click. La prospettiva è di mantenere questo trend di crescita. L’adv online, però, non è ancora decollato: le aziende continuano a dedicare una percentuale esigua dei budget mktg online (2%). I banner, quindi, pur avendo grandi margini di crescita, non sono l’unico obiettivo di un editore, anzi. Se si parla di 80 per cento di contenuti commerciali, non ci si riferisce certo solo ai banner. Come minimo si pensa alle key che vende Google, ma su database di contenuti contestualizzati ex novo o provenienti dalla carta (moda, bellezza, cucina, viaggi, ecc). Inoltre, dato che quel modello ha bisogno di grandi numeri, a contenuti nuovi, piu’ sofisticati e ibridi, che generino traffico e insieme, eventualmente, fungano da tramite con la vendita conto terzi di beni o servizi (biglietti, audio, video ecc). La questione non nasce con Internet. I giornali negli ultimi anni sono stati colonizzati da forme di comunicazione “sponsorizzata” (in modo talvolta trasparente, altre no). Su Internet, però, le opportunita’ di affinare questi contenuti e renderli occasione di reddito, sono molto più elevate. Non sto parlando del vecchio pubbliredazionale, insomma, ma di database sponsorizzati di cosmetici, pacchetti turistici, minisiti speciali e canali ed eventi web (e web tv) che anticipano, assecondano, amplificano eventi di comunicazione televisiva o pubblicitaria (lancio di un disco, di una fiction, di un film, di un auto, di un reality), e che integrino laddove possibile servizi di commercio elettronico. Ora: un giornalista puo’ produrre, arricchire, indicizzare o contestualizzare contenuti di questo tipo? La risposta, in teoria, secondo il contratto e il senso della sua professione, sarebbe di no. E può farlo a patto che sia trasparente al lettore che si tratta di informazione “interessata”? No anche in questo caso, benché si faccia in forme più o meno subdole e accurate quotidianamente. Questo e’ l’unico “limite” della disciplina e del ruolo dei giornalisti. Il loro contratto (che per ragioni di pulizia concettuale riscriverei da zero), è rigido DA QUESTO PUNTO DI VISTA, non da altri. Chi, quindi, rimprovera i giornalisti di non potere, volere o saper fare questo o quello, sottovaluta, credo, la vera questione. Che pone alla nostra categoria (che certo non puo’ limitarsi a sputare nel piatto in cui deve continuare a mangiare) problemi non indifferenti.

    Quanto al chiarimento a quattr’occhi, the biker, quando vuoi. Io sono un tipo sportivo: una bevuta in compagnia non la rifiuto mai. Non desistero’ però, dal dire la mia sul vostro blog di redazione. Non penserete che il destino dell’on line Mondadori riguardi soltanto voi? Siamo tutti in ballo qui, visto che voi siete l’extension di cui noi contribuiamo ogni giorno a tenere a galla il brand😉

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