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Notizie di carta, notizie di bit
Su Internazionale di questa settimana Samir Husni, aka Mr. Magazine, espone in un articolo senza preamboli né giri di parole alcune sue tesi sulle ragioni fase delicata che l’editoria sta attraversando.
I buona sostanza - esordisce subito a bomba Mr. Mag - il problema dei giornali non sta nelle notizie, ma nelle redazioni. “Le separazioni territoriali all’interno delle redazioni sono vive e vegete e stanno spingendo i giornali nella tomba. (…)”.
E poi passa a descrivere una delle possibili ricette per ovviare: “Sono convinto che ogni quotidiano dovrebbe avere due redazioni: una vecchio stile per il giornale online, con dei reporter impegnati a scovare le notizie, un’altra dove i giornalisti si concentrano sull’analisi e sull’approfondimento e fanno la vera informazione”.
la società dell’autonomia, le aziende e il lavoro di tutti noi
Manuel Castells, sull’ultimo numero di Internazionale (713, l’intervento ancora non c’è sul sito della rivista) a proposito della società dell’autonomia:
[...] Le persone considerano l’autonomia come il bene più prezioso. Autonomia sul lavoro, nel tempo libero, nei rapporti con gli altri, nel modo di pensare. [...]
La comunicazione elettronica interattiva, globale/locale, contribuisce alla creazione di un nuovo modello di socialità, che i ricercatori definiscono individualismo in rete. Non è isolamento, ma capacità di costruire reti personali di relazioni, su internet e fuori da internet, con il cellulare e un contatto fisico diretto, mantenendo un rapporto a prescindere dal momento o dal luogo in cui ci si trova. [...] non si resta isolati, ma si cotrsuiscono reti in cui ognuno si relaziona con le cose o le persone di suo gradimento o di cui ha bisogno. [...]
Come delle chiocciole informatizzate ci portiamo addosso la casa del nostro immaginario e le nostre reliquie, ridefinendo costantemente l’ambiente in cui ci muoviamo in base ai programmi mentali che nascono nel profondo di noi stessi.
Castells insiste sulle conseguenze di questo trionfo dell’autonomia, anche nel
mondo del lavoro, in cui la capacità autonoma di produzione, innovazione e gestione sta diventando il capitale principale delle aziende. [...] Avere talento non equivale a essere qualificati. Il talento comporta qualcosa di più, una scintilla d’innovazione, la capacità di gestire in autonomia i diversi progetti dell’impresa e di crearne di nuovi.