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Qualche motivo per “rubare” Wired dalla scrivania di luiginter
Premessa: Wired, la rivista, mi piace da sempre. Leggendola, o anche solo mentre la svogliavo, ho sbavato tante volte: davanti all’uso della copertina di cartone gold (tipo il rettangolo su cui appoggia il salmone affumicato nelle confezioni di plastica, per intenderci), o ad articoli leggendari come quelli sulle nevrosi di Steve Jobs o sull’ergonomia cognitiva del tubetto del dentifricio, tanto per citare tre esempi cult sui centomila possibili. Anche lei ha avuto il suo periodo buio a cavallo della bolla ma adesso – anzi da un po’ di tempo a questa parte a dire il vero - sembra rinata, per i contenuti, ma anche per la grafica, che da profano mi sembra talvolta più innovativa e visionaria di alcune quotate riviste visivamente molto all’avanguardia tipo chessò The Face, Wallpaper o similia.
Detto questo, a ognuno dei frequentatori più assidui di queste pagine, vorrei dare ora un motivo per andare da luiginter e sfilargi da sotto il naso la nostra. Partirei proprio dal detentore dell’unica copia che arriva in redazione (che in realtà è ben contento di condividerla), a cui segnalo la doppia pagina della pubblicità delle automobili Lincoln. Sempre sul numero di febbraio, per Confuso – che nonostante l’ormai veneranda età si è fatto sbattere fuori dal social network come una matricola della confraternita alfaalfa - c’è invece il pezzo “Unmasked by Facebook”. Infine, l’unica blogger geek femmina di questo blog apprezzerà la bella citazione (grafica) delle sparacaramelle Pez e – poiché ultimamente è più battagliera del solito – le suggerisco anche di leggere la rubrica geniale “Most Dangerous Object in the Office This Month (nella loro redazione, ndb)”, nella fattispecie un fucile ad aria compressa.
Il suddetto furto è concesso anche a quanti non sono stati citati e/o lurkano senza intervenire mai.
Giornalismo e modelli di business
Una lunghissima (e perciò assai poco web) trattazione di Online Journalism Blog sui modelli di business del giornalismo online contemporaneo contiene diversi spunti di riflessione. Ne sintetizzo qualcuno:
1) cullare la velleità di essere molto molto grandi (i.e. internazionali) e contemporaneamente molto molto piccoli (hyper locali o addirittura ad personam). Obiettivo: compensare con l’aumento del volume di lettori il calo dei margini per l’advertising che sul web costa molto meno che sulla carta. In altre parole, per combattere la caduta tendenziale del saggio di profitto, bisogna lavorare in contemporanea lavorare di fino e globalizzare. Hai detto niente… E poi, il discorso calza bene per i Paesi anglofoni e di lingua spagnola, ma l’Italia? Se si tratta di diventare più local va bene, ma l’internazionalizzazione, beh…
Web marketing molto virale (troppo?)
Un coraggioso esperimento di marketing basato sui social network. Per promuovere la serie Quo Vadis Baby, in tv dalla primavera 2008, quelli di Sky Italia si sono buttati a pesce sulla nuova internet. Il bel sito ufficiale è un blog, i personaggi (i personaggi, non gli attori) hanno appena aperto i loro account su Facebook, Twitter, MySpace e LastFM. Le foto di scena sono (anche) su Flickr, i trailer su YouTube. Chissà se funzionerà.
Google News va su Facebook
Fanatici o utenti comuni di Facebook, sono arrivate le notizie di Google. Cliccando qui, in un paio di passaggi, ve le ritrovate tra le altre applicazioni.
Quiz News: una buona idea
Divenute celebri di recente dopo l’accordo con Facebook, le News in forma di Quiz del New York Times secondo me posso anche essere una buona idea per fare informazione strizzando l’occhio ai refrattari giovani lettori di oggi che domani saranno il mainstream del traffico