Notizie di carta, notizie di bit
Su Internazionale di questa settimana Samir Husni, aka Mr. Magazine, espone in un articolo senza preamboli né giri di parole alcune sue tesi sulle ragioni fase delicata che l’editoria sta attraversando.
I buona sostanza - esordisce subito a bomba Mr. Mag - il problema dei giornali non sta nelle notizie, ma nelle redazioni. “Le separazioni territoriali all’interno delle redazioni sono vive e vegete e stanno spingendo i giornali nella tomba. (…)”.
E poi passa a descrivere una delle possibili ricette per ovviare: “Sono convinto che ogni quotidiano dovrebbe avere due redazioni: una vecchio stile per il giornale online, con dei reporter impegnati a scovare le notizie, un’altra dove i giornalisti si concentrano sull’analisi e sull’approfondimento e fanno la vera informazione”.
Mi sembra di ricordare una citazione simpatica tipo “le news sono gratis, la gente paga per l’informazione” o qualcosa del genere
fargazzi
Gennaio 22, 2008 alle 5:32 pm
correttissimo. la citazione è Hans Nijenhuis, direttore del giornale olandese Nrc Next: “la notizia è gratis. L’informazione no”
thebiker
Gennaio 23, 2008 alle 9:12 am
molto interessante l’intervento. però non è vero che è tutto rimasto fermo nelle newsroom. prendi Repubblica (carta): ha una prima parte di notizie/attualità e una seconda (R2) di informazione/approfondimento. non sono ancora due redazioni separate, ma col tempo penso lo diventeranno
Il discorso di Mr. Magazine, se ho capito bene, è ancora più estremo: online (e gratis) tutta l’attualità estemporanea; su carta (e a pagamento) l’approfondimento. Che è una visione giusta sul lungo termine. adesso però i tempi mi sembrano ancora prematuri
nicola
Gennaio 23, 2008 alle 11:17 am
Però è anche vero che troppo spesso prendendo in mano un magazine cartaceo si ha la sensazione di rileggere cose che si sanno da settimane (mesi?) ripresentate in fretta e spesso con le stesse foto a bassa viste sul web… e allora la qualità dove sta?
Ben meglio dare per presupposto ciò che sta online e fare un bel prodotto indipendentemente o comunque partendo da quello.
fargazzi
Gennaio 24, 2008 alle 3:55 pm
Forse alla carta bisognerebbe delegare più che l’approfondimento (che io naturalmente sarei portata a cercare online, in quanto mezzo più ecumenico), il commento e l’analisi.
Penso a magazine come il New Yorker o l’Economist, il primo ha pagine e pagine di commenti, impossibili da leggere online,ma molto piacevoli da portare con sé al parco o da leggere attentamente bevendo un thé pomeridiano.
pippawilson
Gennaio 28, 2008 alle 3:39 pm
commento e analisi sono a tutti gli effetti approfondimenti/informazione. quindi, non lo sai, ma sei già centratissima e completamente d’accordo con quello che dice mr. magazine
thebiker
Gennaio 28, 2008 alle 6:03 pm
Che bello!
pippawilson
Gennaio 29, 2008 alle 11:42 am
Ma siamo sicuro che il commento sia “informazione”? per me è più “intrattenimento”… punti di vista immagino.
pippawilson
Gennaio 29, 2008 alle 11:43 am
commento=intrattenimento? se ti riferisci al fatto che i nostri editorialisti sono perlopiù dei pagliacci sono d’accordo con te
thebiker
Gennaio 29, 2008 alle 2:15 pm
LOL un po’ pensavo a quello, lo ammetto.
Cerco di spiegarmi meglio. Diciamo che le notizie hanno diversi livelli. Dalle agenzie che si limitano a informare del fatto il lettore (o il giornalista) all’editoriale che analizza, commenta e riflette sul fatto stesso, si passa – secondo me – dall’informazione in senso stretto all’informazione “extra”, ossia che intrattiene.
Quando dico che “intrattengono” intendo dire che non sono “essenziali” all’informazione in sé. Ma possono essere un “piacere” in più.
E’ questo tipo di “approfondimenti” (che secondo me riguardano la sfera più della dialettica/filosofia/cultura che non quella dell’informazione) che io sarei portata a cercare offline. Mentre la news e i suoi aggiornamenti e “approfondimenti freschi”, invece, sono naturalmente portata a cercarli online. Anche perché la news ha vita breve, mentre il “commento” e “l’analisi” sopravvivono nel tempo.
Mi sa che mi sono capita solo io. Vado a fare un corso di comunicazione.
pippawilson
Gennaio 29, 2008 alle 3:39 pm
[...] da queste parti in tema di atto creativo dell’informazione. Secondo l’analisi, il ruolo del giornalista online deve emanciparsi dalla produzione di storie intese in senso tradizionale quando la sua unica [...]
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Gennaio 30, 2008 alle 12:15 pm