Mi affascina sempre l’ingenua fiducia degli americani nei decaloghi how-to: questo è di copyblogger e riguarda i 10 modi per superare i blocchi al pensiero creativo. Qualcosa di interessante c’è; per esempio l’invito a pensare per metafore (niente di nuovo, ma certo merita qualche esercizio; del resto ci sono filosofi e linguisti che attribuiscono il progresso intellettuale all’invenzione di nuove metafore “utili”) o l’esplicita valorizzazione dell’ambiguità.
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Troppo spesso, gli ingenui siamo noi che applichiamo quello che da loro funziona, ma che da noi fallisce quasi sempre ancora prima di inizare!
Che si tratti di un decalogo, di un’idea, di un business che negli states funziona ecco che allora bisogna star certi che da noi non funzionerà. Perlomeno questa è stata la ia esperienza passata.
Quello che mi ha colpito, e che trovo molto divertente, è che sembra un inno alla fantasia al potere di reminescenza sessantottina… Per chi se lo può ricordare, anche per tutti gli anni ’70 ne giravamo parecchi di decaloghi di questo tipo… Ora ritrovare qui più o meno gli stessi concetti ma applicati al lavoro, anzi all’ottimizzazione delle potenzialità in termini professionali, è curioso… Mi chiedo: è perché sono idee valide a tutt’oggi o perché non riusciamo a concepire nulla di nuovo?
Ma forse la risposta è di nuovo questa:
try reframing the issue in several different ways in order to prompt different answers, and embrace answering inherently ambiguous questions in several different ways.