Risposta: forse perchè sono brutti, noiosi e stupidi (e vecchi come il cucco)? Mentre in Italia siamo ancora fermi ai pop up animati con scritto “clicca qui” (e/o ai video fatti alla culo con la videocamera nella solita maniera similtelevisiva), all’estero oramai da parecchio tempo c’è un sacco di gente che fa robine come questa (o questa).
Dalla regia ci segnalano che se le cose andassero avanti di questo passo, fra poco, nel gennaio del prossimo anno, il traffico di Bing supererebbe quello di Google.
Vabbè, poi c’è gente che su internet fa cose come questa incredibile timeline interattiva del sito del Guardian, e allora non si può far niente altro che riaprire il blog dopo settimane di indolenza e segnalarla. Chapeau.
Ieri sera sfogliando Repubblica (di carta) non ho potuto fare a meno di soffermarmi sull’ultimo reportage dell’impagabile Angelo Aquaro, americanologo di Repubblica che si diletta anche in analisi socio-economiche di ciò che accade sull’Internet.
Insomma in prima pagina Angelino (non) raccontava del grande successo dei siti Q&A, e lo faceva al suo solito mondo, cioè saltando di palo in frasca citando pareri altrui a caso e senza spiegare alcunchè. Ad ogni modo si sappia: secondo le fonti segrete dell’Aquaro, Google sarebbe in procinto di lanciare in pompa magna Squared,”un aggregatore di informazioni che offre tutto lo scibile su un determinato tema presente sul web aggregandolo in una griglia che si può personalizzare in base alle proprie domande” (ma che mizzega vuol dire, Angelì?) mentre una fantomatica “banca d’affari” avrebbe “offerto la cifra record di 11 milioni di dollari” per finanziare il neonato Quora.
E infine, sempre secondo il nostro espertone “Facebook ha annunciato che lancerà a brevissimo un servizio ad hoc: i contenuti sono top secret e per il momento dovrebbe funzionare solo negli Usa“. Angelo, dai, se ne parla da luglio, e non è mica tanto top secret, guarda qua.
(nella foto: angelo aquaro consulta techcrunch alla ricerca di scoop)
Tra le tante notizie/riflessioni sull’acquisizione mediatica dell’anno, questa politically oriented del “nostro” esperto Usa, una lettura la merita senz’altro.
Con questa operazioncina Ariannona nostra porta a casa una vagonata di milioni di dollari e un bel lavoro: lei che fino a qualche anno fa non contava una ceppa, guiderà uno dei più grandi network di informazione online del mondo. Beata.
Non vorrei essere troppo pedante con i riferimenti al NYT, ma questa va segnalata: subito sotto la testata e la data, e sulla stessa linea della maschera del Search, per la prima volta, hanno fatto capolino i due bottoni social per antonomasia. Semplicemente, rimandano allo spazio FB e a quello Twitter del quotidiano Usa.
Ma queste benedette foto navigabili, senza testi, senza spiegazioni, senza un tubo di informazione. Ma a che servono? E non bastava pubblicare la foto per intero, almeno in altezza? E cos’hanno di interattivo?
Al Jazeera lo fa già da mo’ ma ieri PaFerro segnalava che pure il New York Times sta pensando di creare una bacheca on line dove utenti informati ma protetti dall’anonimato possano consegnare al giornale file riservati (insomma, una roba tipo questa, ecco).
Leggete un po’ qui. Dopodiché, per favore, spiegatemi dov’è la notizia… O, in alternativa, trovatemi la fonte a cui il buon Molinari ha attinto per raccontarci questa “rivoluzione”.
Altrimenti, mi viene difficile credere che un quotidiano online così autorevole possa pubblicare con un titolo del genere un pezzo in cui si dice che i redattori di una redazione “integrata” da anni ORA dovranno concentrarsi su cosa mettere online nel giro di poche ore.

